Cosa succede in Cina?
Sette esplosioni contro il Partito gettano un’ombra sul plenum di Xi Jinping
C’erano biglie di ferro grandi come noci dentro le sette bombe artigianali esplose ieri davanti alla sede del Partito comunista della città di Taiyuan, nel nord della Cina. Erano le 7,40 del mattino, piena notte in Italia, e i funzionari del governo cinese stavano iniziando a entrare nell’edificio quando è scoppiato il primo ordigno. Ne sono seguiti altri sei, a circa venti secondi di distanza l’uno dall’altro. Un’anziana signora che stava portando il nipote a scuola, dicono i testimoni, è stata uccisa, otto persone sono state ferite.
7 AGO 20

C’erano biglie di ferro grandi come noci dentro le sette bombe artigianali esplose ieri davanti alla sede del Partito comunista della città di Taiyuan, nel nord della Cina. Erano le 7,40 del mattino, piena notte in Italia, e i funzionari del governo cinese stavano iniziando a entrare nell’edificio quando è scoppiato il primo ordigno. Ne sono seguiti altri sei, a circa venti secondi di distanza l’uno dall’altro. Un’anziana signora che stava portando il nipote a scuola, dicono i testimoni, è stata uccisa, otto persone sono state ferite. Dai social network sono rimbalzate decine di fotografie di automobili crivellate da colpi come di proiettile, finestre distrutte dai detriti lanciati dall’esplosione, copertoni squarciati.
Il quartier generale del Partito comunista di Taiyuan, capitale da quattro milioni di abitanti della provincia dello Shanxi, è un imponente edificio squadrato di cemento color ocra che domina una superstrada a dodici corsie. “Qui davanti”, ha detto un testimone a Malcolm Moore del Daily Telegraph, “ci sono piccole manifestazioni almeno una volta alla settimana, e grandi proteste una volta al mese”. Le sette bombe che sono esplose ieri mattina erano ordigni artigianali, piccoli, ma temporizzati e ben riempiti di ferro e detriti per colpire con il più ampio raggio e il massimo danno possibili. Chi le ha posizionate, ha detto un agente della polizia a Moore, aveva come obiettivo i funzionari del governo. “Se avessero voluto colpire nella massa, avrebbero lasciato le bombe nella stazione dei bus”, poco distante e affollata.
L’attacco a Taiyuan, che ancora non è stato rivendicato, è il secondo atto terroristico in circa una settimana, dopo che il 28 ottobre un fuoristrada con a bordo tre persone ha percorso 400 metri lungo la strada pedonale che costeggia piazza Tiananmen a Pechino fino a schiantarsi davanti al cancello della Città proibita. Cinque persone, compresi gli attentatori, sono morte, più di 40 i feriti. Le autorità hanno incolpato dell’attentato l’East Turkestan Islamic Movement, organizzazione islamista dello Xinjang, la provincia a maggioranza uigura e islamica in rivolta contro il governo. Il capo dell’esercito cinese dislocato nella provincia è stato rimosso questa settimana.
Dopo l’attentato ad altissima carica evocativa di piazza Tiananmen, un secondo attacco in pochi giorni, anch’esso contro un edificio simbolo del governo cinese e mirato a provocare vittime (una bomba piena di pezzi di ferro non sembra l’atto dimostrativo di un disperato) è un segnale negativo per il presidente Xi Jinping, a pochi giorni dall’apertura del terzo plenum del Comitato centrale del Partito, il passaggio più complicato del suo governo fino a oggi. Quello che si apre sabato è un evento che Xi prepara fin dal suo ingresso in carica. Il plenum del Partito è un incontro periodico, ma da mesi Xi lascia intendere che quello di sabato sarà differente. All’inizio di ottobre ha annunciato di avere in serbo per l’occasione un “master plan” portatore di “profonde rivoluzioni”, e nelle conversazioni private con i leader occidentali ha paragonato il terzo plenum a quello presieduto da Deng Xiaoping nel 1978, che dopo la morte di Mao cambiò la Cina trasformandola in superpotenza. La superpotenza, però, mai come oggi ha bisogno di riforme. Quelle di Deng hanno esaurito la loro spinta, la Cina non può più contare su una massa di lavoratori a basso costo, le imprese di stato hanno raggiunto livelli eccessivi di corruzione, la popolazione rurale, poco meno della metà del paese, è in stato di povertà e non gode di diritti certi sulla terra.
Dietro la segretezza
I lavori del plenum sono segreti, e se i propositi di riforma del presidente si tradurranno in pratica lo vedremo solo nei prossimi mesi, o anni. Fino a ora, Xi ha tessuto una fitta rete e tirato infiniti fili dentro la società cinese, mostrandone le sfilacciature. Ha solleticato nostalgie rispolverando slogan dei tempi di Mao, ridato centralità al Partito, schiacciato il dissenso su internet e messo in piedi una grande “campagna anti corruzione” che, pur avendo colpito soprattutto imprese straniere, nuclei di potere avversi come la compagnia petrolifera statale e funzionari sgraditi, ha toccato nervi scoperti e rotto equilibri. In questo contesto, se un terrorismo prima isolato dovesse diventare elemento di destabilizzazione il progetto del presidente potrebbe uscirne compromesso. Il miracolo sociale cinese, notevole quanto quello economico, si basa su un paradigma di stabilità e di alchimie delicate, governate con mano ferma. Xi sta già mettendo alla prova tutto il sistema, non c’è bisogno di nuovi scossoni.
Dietro la segretezza
I lavori del plenum sono segreti, e se i propositi di riforma del presidente si tradurranno in pratica lo vedremo solo nei prossimi mesi, o anni. Fino a ora, Xi ha tessuto una fitta rete e tirato infiniti fili dentro la società cinese, mostrandone le sfilacciature. Ha solleticato nostalgie rispolverando slogan dei tempi di Mao, ridato centralità al Partito, schiacciato il dissenso su internet e messo in piedi una grande “campagna anti corruzione” che, pur avendo colpito soprattutto imprese straniere, nuclei di potere avversi come la compagnia petrolifera statale e funzionari sgraditi, ha toccato nervi scoperti e rotto equilibri. In questo contesto, se un terrorismo prima isolato dovesse diventare elemento di destabilizzazione il progetto del presidente potrebbe uscirne compromesso. Il miracolo sociale cinese, notevole quanto quello economico, si basa su un paradigma di stabilità e di alchimie delicate, governate con mano ferma. Xi sta già mettendo alla prova tutto il sistema, non c’è bisogno di nuovi scossoni.